Tutte le sentenze
All'interno dell'indice troverai tutti i dettagli riguardanti le sentenze integrali pubblicate su Lessico di diritto di famiglia.
Assegno di mantenimento (potenziale incremento reddituale)
A
I potenziali incrementi di reddito dell'obbligato rilevano ai fini della rideterminazione del contributo al mantenimento dei figli
Cass. civ. Sez. VI - 1, 25 febbraio 2019, n. 5449

Il fatto che i redditi professionali dell'obbligato siano suscettibili di incremento (in uno con la determinazione della media reddituale netta degli ultimi anni) rappresenta una circostanza rilevante nella valutazione (rimessa al giudice del merito, in tema di separazione fra i coniugi) delle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini della (ri)determinazione dell'assegno di mantenimento a favore della prole - valutazione che deve essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo.

Divorzio (assegno di divorzio)
D
Ai fini del riconoscimento e determinazione dell'assegno di divorzio bisogna fare riferimento alla recente sentenza delle SSUU n. 18287 dell'11 luglio 2018
Cass. civ. Sez. I, 28 febbraio 2019, n. 5975

Le Sez. U., con la recente sentenza n. 18287 dell'11/07/2018, hanno avuto modo di puntualizzare, in tema di assegno divorzile, che:

- La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch'essa assegnata dal legislatore all'assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi;

- All'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate;

- Il riconoscimento dell'assegno di divorzio in favore dell'ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dellaL. n. 898 del 1970,art.5, comma 6, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante, e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell'assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all'età dell'avente diritto.

Assistenza familiare (violazione degli obblighi)
A
È ribadita la violazione dell'art. 570 bis c.p. (che fa riferimento alla qualità di coniuge) anche nel caso di inadempimento degli obblighi patrimoniali nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio
Cass. pen. Sez. VI, 25 febbraio 2019, n. 8297

Come stabilito da questa Corte il delitto previsto dall'art. 570 bis c.p., introdotto dalD.Lgs. 1 marzo 2018, n. 21, è configurabile anche in caso di violazione degli obblighi di natura patrimoniale stabiliti nei confronti di figli minori nati da genitori non legati da vincolo formale di matrimonio.


Invero, è stata affermata la perdurante validità dell'orientamento di legittimità alla stregua del quale si è ritenuto che, in tema di reati contro la famiglia, è configurabile il reato di cui allaL. 8 febbraio 2006, n. 54,art.3, anche in caso di omesso versamento, da parte di un genitore, dell'assegno periodico disposto dall'autorità giudiziaria in favore dei figli nati fuori dal matrimonio. Ciò alla luce della interpretazione sistematica della disciplina sul tema delle unioni civili e della responsabilità genitoriale nei confronti dei figli, introdotta dallaL. 20 maggio 2016, n. 76, e dalD.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, che ha inserito l'art. 337 bis c.c., e, quindi, di una rilettura dellaL. n. 54 del 2006,art.4, comma 2, tutt'ora in vigore, in base al quale le disposizioni introdotte da tale legge si applicano anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati e, pertanto, agli inadempimenti degli obblighi fissati dal tribunale dei minori nei loro confronti.


Tale assetto non risulta superato dalla novella introdotta con l'art. 570 bis c.p., in esecuzione della delega conferita con laL. n. 103 del 2017, di natura meramente compilativa che autorizzava la traslazione delle figure criminose già esistenti nel corpus del codice, senza contemplare alcuna modifica sostanziale delle stesse. Del resto, è stato osservato dalla richiamata sentenza n.18701/2018 che la esegesi letterale dell'art. 570 bis c.p., tra la posizione dei figli nati da genitori conviventi, rispetto alla prole nata in costanza di matrimonio, si pone in netta antitesi con la piena equiparazione realizzata nell'ambito del diritto civile (art. 337 bis c.c. e ss.). Sistema in cui gli obblighi dei genitori, nascendo dal rapporto di filiazione, non subiscono alcuna modifica a seconda che sia o meno intervenuto il matrimonio, in conformità, del resto, alla previsionedell'art. 30 Cost., comma 3.


In tale contesto, normativo attuale e di successione di disposizioni - secondo il condivisibile richiamato orientamento - si deve affermare che l'unica interpretazione sistematicamente coerente e costituzionalmente compatibile e orientata, è quella dell'applicazione dell'art. 570 bis c.p. - che si limita a spostare la previsione della sanzione penale all'interno del codice penale - anche alla violazione degli obblighi di natura economica che riguardano i figli nati fuori del matrimonio.

Convivenza more uxorio (azione di arricchimento senza causa)
C
È possibile esperire l'azione di arricchimento senza causa anche nell'ambito della convivenza more uxorio
Cass. civ. sez. VI - 3, 15 febbraio 2019, n. 4659

È configurabile l'ingiustizia dell'arricchimento da parte di un convivente more uxorio verso l'altro, in presenza di prestazioni a vantaggio del primo che esulano dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza, il cui contenuto va parametrato alle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto, e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza.